CROCETTE
La mia è stata un’estate di grandi viaggi e di molte crocette: crocette dei rosari, crocette di Alpha Test, crocette per accedere alle università, crocette di scuola guida. Crocette, insomma.
In tutto questo, l’attesa che si svelasse una strada, un cammino o, più concretamente, una facoltà, una città. Di città molte ne avevo girate, facendo, non senza fatica, una sorta di graduatoria di preferenza: la combinazione di facoltà, città ed esito del relativo test avrebbe dato come risultato… la strada. Naturale, no?
Ma, fatti (e, per di più, superati) tutti i test, mi sono trovato su una strada nuova. È strano, ad un complesso incrocio, scegliere un percorso che prima non si era nemmeno considerato, l’unica strada che non avevi visto: appare all’improvviso e tu, zac, la imbocchi, anche un po’ rischiando.
Così studierò fotografia. E farò fotografie. E cercherò di capire sempre più il perché. Voglio fare questo, ma voglio anche capire cosa il mondo, oggi, di un fotografo se ne può fare.
Certo che nel tempo tutto sarà più chiaro, intanto qualche spunto l’ho avuto.
Guardano alcune mostre di fotografia, mi sono imbattuto (guardatela bene) in questa foto.
Già: Milano, Piazza Duomo senza Duomo. E i critici ci spiegano che “sembra di stare in un'altra città, i milanesi liberati dal colosso, la piazza appare meno affollata, e sembra addirittura più verde, meno inquinata”.
E poi, in quest’altra immagine.
Già: crocette. Ma che crocette? “Croci cristiane, di colore bianco, perfettamente adattate alla proporzione delle costruzioni, che incupiscono l'atmosfera. Sopra i tetti, quasi a consacrare una città funerea, pietre tombali, mosaici biblici, immagini di cristi e madonne…”.
Forse può essere questa una prima sfida. Fotografare per guardare la realtà. Per riportare il Duomo al suo posto. Per riportare nella croce la speranza della nostra vita.